Il territorio della provincia di Pesaro e Urbino è particolarmente ricco di insediamenti urbani con una forte valenza storica, artistica, naturalistica e paesaggistica e il bacino del fiume Foglia costituisce da sempre una "via bassa" (in contrapposizione alle "vie alte" che passano per i crinali a nord e a sud del fiume). Questo importante canale di comunicazione, collegando il mare Adriatico al Montefeltro, unisce molti centri di importanza storica tra Pesaro, Urbino e il confine con la Toscana. Nel punto di incontro del fiume Foglia e del torrente Apsa nasce l'abbadia di San Tommaso in Foglia, dove Clemente II trascorse oltre metà del suo pontificato all'inizio dell'XI sec.e nella quale fu accolto l'imperatore Lotario II, sceso in Italia per combattere Ruggero II di Sicilia che sosteneva l'antipapa Anacleto II. A poca distanza si trova la Fonte di San Terenzio, una polla solforosa dove, secondo la tradizione, fu martirizzato intorno al 250 d.c. il santo patrono di Pesaro.
Molte sono le opere di interesse storico e artistico che si trovano lungo la valle del Foglia. Nel suo scorrere, il fiume Foglia, ha unito e unisce tuttora diversi comuni, paesi e località. Sulle sponde del fiume, fino a pochi decenni fa, esistevano dei percorsi che portavano dal centro storico di Pesaro fino alla diga di Mercatale, in vista della celeberrima fortezza di Sassocorvaro, avamposto strategico dominante la valle del Foglia. Questa importantissima opera di ingegneria militare è la prima fortezza realizzata da Francesco di Giorgio Martini nelle Marche, per conto del Duca di Urbino. Conosciuta come "la testuggine" per la sua singolare forma zoomorfa, è un'opera unica al mondo.
Altri echi del passato provengono dal mulino di Pontevecchio (Colbordolo). Situato in prossimità di un ponte che presumibilmente risale all'epoca romana, il mulino del ponte sul Foglia, le cui prime notizie risalgono al 1522, apparteneva ai duchi di Urbino. Attorno ad esso sorgevano anche una osteria, un forno, un macello e alcune abitazioni. Un esempio di come alcune funzioni strettamente collegate al territorio hanno creato delle realtà insediative che oggi assumono una certa importanza come testimonianza storica, ma anche come spunto per uno sfruttamento intelligente e sostenibile del territorio. Il mulino ha attraversato diversi periodi storici e ha continuato a funzionare fino ben oltre la metà del secolo scorso.
Il fiume Foglia ha segnato fortemente il territorio e i percorsi lungo le sue sponde hanno da sempre favorito lo sviluppo di tutte le attività umane sia in senso artistico-architettonico, con la nascita di numerosi centri abitati che oggi hanno un alto valore storico, sia in senso economico, con il sorgere di numerose attività collegate all'agricoltura e all'allevamento. Grazie a questi percorsi lungo il fiume sono sorte nel tempo numerose attività produttive e ricettive di svariata natura, come i mulini e le stazioni di posta. La rena e l'argilla del fiume hanno favorito la nascita, nella bassa valle del foglia, di attività legate alla costruzione di case: dalle fornaci e le fabbriche di laterizi, alle numerose imprese edili passando per le cooperative di muratori dei primi del 900. Con il progresso tecnologico e il successivo sopravvento delle autovetture, che hanno permesso alle persone di spostarsi in modo "veloce e scattante", alcune parti del territorio, e le attività ad esso collegate, hanno perso di importanza e sono come "scomparse" perché nessuno si accorge più di esse. Così gli ambiti fluviali e i fiumi stessi, da risorsa che erano, sono diventati delle "lacerazioni" del territorio da ricucire con ponti e fiancheggiare con strade. Il fiume in se e per se è come "sparito" o peggio ancora: da "fonte di ricchezza" e diventato "motivo di spesa". Anche per questo, quando non è stato derubato delle sue potenzialità e trasformato in discarica abusiva, nei migliori dei casi è stato "lasciato a se stesso". A causa di questo stato di abbandono, la "lussureggiante area di risulta" rappresentata dal bacino fluviale, è stata utilizzata fino a pochi anni fa da quella folta schiera di persone che, per piacere o per necessità, si sono ricavate il loro orticello lungo le anse del fiume. Questo utilizzo forse improprio e al limite della legalità, ha però permesso in qualche modo di tenere puliti i percorsi lungo le sponde, proprio perché utilizzati. In seguito anche questa attività spontanea è scomparsa per varie motivazioni, e con essa è scomparso anche il "movente" per percorrere i sentieri lungo le sponde, tenendoli puliti e agibili. Dopodiché il bacino fluviale è diventato un groviglio inestricabile di rovi, rami secchi, alberi caduti e persino materiali di risulta che creano l'attuale sottobosco di una dignitosa alberatura. Le varie esondazioni del fiume che hanno causato notevoli danni economici sono in parte dovute allo stato di degrado e di quasi totale abbandono in cui si trova l'alveo fluviale. La necessaria presenza degli argini di contenimento del fiume non si accorda con la elevata crescita della vegetazione in alveo e nelle golene, a questo fattore va aggiunta la presenza di sbarramenti naturali formati da alberi caduti sul greto e da tutto il materiale che si trova a terra che, in caso di sovralluvionamento, non permettono una adeguato smaltimento del flusso idrico.