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Associazione culturale

Percorsi ritrovati

...la via del fiume

ASPETTANDO LA PRIMAVERA

Il sole sta tramontando e attraverso le veneziane del mio studio proietta strisce di luce rossastra sulle pareti, mentre una goccia di cristallo opportunamente sfaccettato appeso alla finestra, crea il suo piccolo arcobaleno personale. Sul monitor del mio pc luccicano le linee di un progetto che sto facendo per la casa di alcuni amici.  Dalla finestra socchiusa entra un’aria fresca e ancora un po’ pungente, ma con quell’inconfondibile gusto “dolce” che preannuncia la buona stagione in arrivo. Anche se le nuvole in cielo non promettono per il momento giorni particolarmente sereni e l’odore delle pioggia caduta nelle vicinanze si fa sentire ad ogni alito di vento, non riesco a fare a meno di pensare e sognare. Nei giorni che seguiranno i prati si copriranno di un manto erboso di un colore verde particolarmente acceso, i primi fiori attireranno l’occhio di chi ama passeggiare in mezzo alla natura e le gemme spunteranno sui rami degli alberi, ma per ora in mezzo alla boscaglia ancora carica delle tinte fosche e cupe, tipiche del freddo e delle sue asprezze, spicca ogni tanto una eroica fioritura bianca a sfidare gli echi delle rigide giornate invernali appena passate. In mezzo ai rami ancora spogli e umidi, i fiori del prugnolo preannunciano la buona stagione in arrivo. Per chi ha già vissuto almeno una volta l’esperienza di essere completamente immerso nella natura, il richiamo è inconfondibile. Un lieve sussurro bisbigliato dal vento che sfiora gli arbusti dei prati incolti, un sottilissimo respiro prima del risveglio … è inconfondibile! Ancora qualche ritocco al disegno, verifico gli ultimi aggiustamenti fatti, con la consapevolezza che di qui a poco avrò spento tutto, computer, stampante e server,  fino al prossimo lunedì. Questa pensiero mi rende particolarmente difficile riuscire a concentrarmi sul lavoro. Ma alla fine ciò che doveva essere fatto è stato fatto. Spengo tutto staccando direttamente l’interruttore generale, per non perdere neanche un minuto in più girando da un interruttore all’altro. Ora tutto e spento! Lo studio e il “genius loci” che in esso dimora, si godranno per due giorni un pacifico silenzio. La consapevolezza che mi sto lasciando dietro le spalle le musichette stridule personalizzate delle suonerie dei telefoni cellulari, il ronzio delle ventole di raffreddamento, i borbottii ritmici delle stampanti e tutto il resto, mi fa sentire particolarmente “leggero”! Guido per raggiungere Draco, percorro in auto come tutte le sere la strada tra lo studio e la stalla, ma questa sera mi sembra interminabile. E’ una di quelle situazioni tipiche nelle quali compare sempre in mezzo alla carreggiata una macchina che sembra viaggiare sfruttando la spinta della brezza della sera. Una lentezza unica in una strada senza la minima possibilità di effettuare un sorpasso in sicurezza. Un po’ di tensione, un respiro e, senza fretta, sprofondo un po’ nel sedile, accendo il lettore cd e ne approfitto per rilassarmi. Appena arrivato in prossimità del mio terreno, dopo aver frettolosamente parcheggiato davanti al cancello del mio angolo di paradiso, inutilmente scendo veloce dall’auto, che già la voce del mio fratellino mi redarguisce per la mia eccessiva lentezza nel portargli la sua meritata razione serale di fieno e pastone. Devo ammettere che su certi argomenti Draco è particolarmente intransigente. Gli servo la meritata cena, e mentre lui mangia comodamente, io mi armo di buona volontà, spazzole e striglia, e comincio a pulirlo. E’ una cosa che faccio quasi tutte le sere con una certa soddisfazione. Adoro poter passare un po’ di tempo a chiacchierare con il mio fratellino dopo una giornata di lavoro, mi toglie tutte le tensioni e lo stress accumulato. Il silenzio modulato unicamente dal respiro di Draco è una delle cose più intense e rilassanti che conosca! Ma questa sera, a differenza di tutte le altre sere, tutto questo ha un sapore diverso, ha un gusto in più. Stasera so che domani finalmente io e Draco usciremo per una passeggiata. La stagione appena passata è stata molto ricca di precipitazioni, lasciando poche possibilità a chi ama passeggiare all’aria aperta. Ma finalmente, dopo settimane di pioggia, il tempo si è deciso a darci una tregua! Non ho certo l’intenzione di lasciarmi scappare una simile occasione. Nonostante lo splendido tramonto che ha scaldato l’aria tingendo il cielo di Marzo con un magnifico rosso fuoco, la temperatura comincia a scendere e le mani accusano il freddo nonostante stia indossando i guanti da lavoro. Mentre provo a scaldarmi spazzolando il nero pelo invernale di Draco, ancora abbastanza folto, gli comunico le mie intenzioni per domani. Ogni tanto mi risponde con i suoi soliti borbottii dai quali desumo una certa nota di disappunto. Non tanto per la mia idea di farci una bella passeggiata, piuttosto per il fatto che lo stia distraendo dalla sua attuale occupazione: sta mangiando il suo adorato pastone caldo … e quando mangia non gradisce troppo le chiacchiere! Devo onestamente ammettere che lo capisco: anche io sono un po’ così. Confidando però sulla sua pazienza, continuo a pulirlo e a chiacchierare del più e del meno, pregustando il dì a venire. Un ultimo doveroso controllo dopo aver opportunamente ingrassato la sella, la cavezza, le redini e gli stivali. Ora e tutto è pronto, e questo devo ammettere mi da un certo senso di rilassata soddisfazione. La notte ha ormai steso un velo nero sopra gli ultimi bagliori del sole, riflessi sugli strati più alti dell’atmosfera, intanto le stelle che scintillano lasciando il dovuto posto al disco della Luna, mi dicono che domani sarà molto probabilmente una giornata con l’aria pulita e con poca umidità. La totale assenza di copertura nuvolosa fa scendere la temperatura velocemente e la giacca che indosso non garantisce un adeguato grado di confort. Meglio rientrare in casa! La cena mi fa compagnia fino al momento di andare a letto, mi sdraio, guardo la cartina lasciandomi ispirare per la meta di domani, e mi addormento! Grazie Draco per avermi regalato ancora una volta la possibilità di sognare!

E’ SERA…

La bellezza delle prime luci del giorno è pari solo agli ultimi raggi del sole che accarezzano le cime degli alberi quando stai preparando la legna per il fuoco di bivacco! Mentre l’aria si tinge di rosso, lo sguardo cerca qua e là un ciuffo di erba secca, dei legnetti, qualche tronchetto asciutto. Là, dove alcuni rami si inchinano e lasciano il posto ad un angolo di cielo, quello è il posto adatto. Il cerchio di pietre è presto fatto, stando attento che all’esterno di esso non ci sia del materiale che potrebbe ardere facilmente. Un crepitio, una timida fiamma rosicchia i rametti più piccoli, dopo aver avidamente divorato un po’ di erba secca. Ancora pochi momenti e quella timida fiamma che poco prima vacillava ad ogni alito di vento, ora è diventata più robusta, più coraggiosa, e ha preso il giusto vigore per affrontare i rami più grossi e impegnativi. Avrà tutta la notte di tempo per fare il suo lavoro. Poi, alle prime luci del nuovo giorno, scivolerà lentamente sotto la cenere, lasciando un tiepido velo grigio sui carboni rimasti.

Intanto che la giovane fiamma danza nel cerchio di pietre colorandole di arancio e vermiglio, i rumori del bosco si attenuano…poi tacciono… si sentono i mille bisbiglii delle ombre della notte che scivolano tra gli alberi, schivando i dardi di luce che il fuoco lancia tutto intorno! Una bolla di riverbero rossastra immersa nel buio del bosco, una calda ed accogliente sfera di tenue chiarore che per quella notte sarà “casa”. E’ strano come il fuoco riesca a catturare lo sguardo e i pensieri. Il tempo sembra scivolare lento e la fiamma diventa il centro del mondo, tanto che è sempre più difficile distinguere ciò che si pensa da ciò che si vede realmente. Le immagini vere e quelle sognate, si sovrappongono e si alimentano a vicenda, mentre il buio ti avvolge morbido e ti stringe in un fresco abbraccio le spalle. I pensieri inseguono le lingue di buio che disegnano i contorni dei tronchi degli alberi. Il respiro del bosco agita ogni tanto le foglie mentre le stelle promettono una notte serena e forse un po’ fredda.

Nel silenzio il gorgoglio dell’acqua che scorre nelle vasche di un abbeveratoio nella piccola radura subito dietro alcune piante di nocciole selvatiche, sembra talmente vicino che mi spinge a lanciare uno sguardo attraverso il buio, per verificare se nel frattempo qualcuno non l’avesse spostato verso di noi. Intanto che i miei pensieri riordinano i ricordi della giornata, Draco ha scoperto un cespuglio di more e, dopo essersi saziato con la fresca erba del pascolo, si concede il lusso del dessert, spiluccando tra i rovi con cura ma senza farsi troppi problemi. Ogni tanto mi lancia uno sguardo incuriosito per capire cosa io stia facendo. Un pentolino annerito dai tanti fuochi passati, usato per scaldare un po’ d’acqua e dei fagioli messicani, offerta promozionale di un supermercato di città che ne garantiva la qualità attraverso un cartello bianco e dei bei numeri rossi scritti in grande, un pezzo di pane comprato durante il pomeriggio e la borraccia piena di acqua fresca. Intanto che il mantello della notte cala delicatamente sul bosco, la cena diventa presto un bel ricordo e la stanchezza comincia a farsi sentire. “Tutto a posto Draco…?” – la mia voce interrompe il silenzio misurato solo dal crepitio del fuoco – “Tutto a posto Fratellino…?” – un ultimo sguardo per controllare che stia bene, anche se penso proprio che sia lui a controllare me e a sorvegliarmi, attento che nessuno mi disturbi durante il sonno. Qualche ciocco di legno lasciato per la notte in modo che il fuoco possa continuare a scaldarmi anche durante le ore più fredde della notte. Basterà che allunghi il braccio e comodamente, senza dovermi neanche alzare, afferrerò un tronchetto e alimenterò ancora una volta la fiamma. Il sacco a pelo, steso vicino al fuoco che ormai si è abbassato, mi offre una ospitalità che non si può rifiutare. La borraccia piena di acqua fresca mi invita ad un ultimo sorso… poi mi infilo nel mio bozzolo tecnologico realizzato con materiale speciale per essere leggero e piccolo quando è chiuso, ma comodo e caldo quando è aperto. Che comodità avere un oggetto simile! Gli occhi di Draco mi guardano attraverso il buio e ho come la sensazione che mi stia leggendo dentro. Con un sorriso lo ringrazio ancora una volta per avermi concesso il privilegio di portarmi in groppa e per aver condiviso ancora una volta una giornata in cammino. Avere la ferma consapevolezza che il mio Amico a quattro zampe è lì vicino, e sapere che sarà lui a sentire attraverso le pieghe della notte ogni più piccolo rumore e ad avvertirmi se casomai ci fosse qualcosa che non va, mi da quella tranquillità e serenità per godermi lo sguardo delle stelle attraverso i rami degli alberi.

Non so dove andremo domani, ma saremo ancora una volta insieme: io e il mio Draco! “Buonanotte fratellino” …e un sordo borbottio mi risponde, concedendomi di scivolare delicatamente in un sonno profondo.

UN FUOCO CONDIVISO

La giornata era trascorsa morbida e tranquilla lungo il fondovalle, ritmata dal lento e cadenzato incedere di Draco. La sete dei giorni precedenti era stata totalmente cancellata dalla quieta e rassicurante presenza del fiume che scorreva accanto al sentiero. A volte l’argine si alzava e si potevano scorgere varie anse che sparivano dietro a qualche cespuglio o a qualche tronco caduto sotto il carico della neve durante l’inverno precedente. A volte invece il sentiero si abbassava fino a sfiorare il fiume e allora, sulla riva sabbiosa e umida, alcune tracce tradivano il passaggio di un capriolo sceso al fiume per abbeverarsi, sicuramente durante le prime luci del giorno. I pioppi ombrosi promettevano freschezza proprio quando i grilli e le cicale rendevano assordante il meriggio estivo. Girata una curva coperta da un generoso cespuglio di rovi di more, un boschetto di quercioli circondato da una distesa di erba medica  aveva invitato al  ristoro cavallo e cavaliere. Non c’è cosa più bella dopo aver cavalcato sin dalle prime luci dell’alba, che sdraiarsi all’ombra vicino ad un fiume. Draco mangiava tranquillo mentre io ero intento a frugare tra le provviste alla ricerca del “piatto del giorno”. Devo ammettere che il distacco da quell’oasi di pace è stato particolarmente difficile, ma la voglia di vedere cosa si nascondeva dietro alla prossima collina, ci aveva fatto capire che in un modo o nell’altro avremmo dovuto comunque riprendere il cammino. E così è stato. Dopo aver lasciato trascorrere le ore più calde appisolato all’ombra di una quercia, abbiamo ripreso il cammino con l’dea di seguire il sentiero e vedere dove ci avrebbe condotto. Percorsi pochi chilometri, inaspettata, la scelta: sulla destra un sentiero scendeva largo e morbido verso una casa sul fiume. A giudicare dalle pietre che la componevano, molti anni di storia e molte vite avevano proiettato la loro ombra su quei muri. Il fiume in quel tratto rallentava, come se prendesse lo slancio per fare un piccolo salto poco più a valle. A giudicare dalla posizione e dalle fattezze, probabilmente quella casa altro non era che l’antico mulino di cui mi avevano parlato alcuni contadini due giorni prima. Sulla sinistra invece un piccolo sentiero sassoso riguadagnava distanza dall’acqua. A prima vista non prometteva niente di speciale. Sembrava piuttosto stretto e rami ed arbusti ne occludevano in parte il passaggio. Forse Draco avrebbe preferito il sentiero di destra, ma con tutta la calma e la pazienza che il mio “fratellino” a volte mi concede, ha deciso di assecondare le mie richieste e ha diretto le sue robuste gambe su quel viottolo che si inerpicava sul pendio. Poco dopo il fresco e l’ombra erano diventate un ricordo, e prima che facessimo in tempo ad accorgercene, il fiume e le sue rive alberate si snodavano tra i campi coltivati. Il brontolio del mio amico mi faceva “sottilmente” capire quanto fosse contrariato, quasi certamente più per la mia decisione che per la fatica della salita, ma ormai eravamo sulla via che disegnava ripide curve sul fianco della montagna e il lento mormorio del fiume aveva lasciato il posto al sottile bisbiglio del vento. Raggiungere il crinale non sarebbe stato particolarmente difficile se non fosse per il fatto che i crinali hanno il brutto vizio di stare in altro, e camminare in salita non risulta simpatico a nessuno. Cavalli compresi. Così il pomeriggio era trascorso interamente lungo i pendii che risalgono il fianco della montagna. Il sole era ancora abbastanza alto sopra all’orizzonte e i suoi raggi si potevano sentire sulla pelle. Raggiunta la sommità, lo sguardo che si allargava dalla Toscana alle Marche, dagli appennini al mare, passando attraverso una distesa sinuosa di verdi colline macchiate dai boschetti e dai filari di alberi, faceva sentire un senso di “assoluto” che solo particolari posti in precise ore del giorno ti fanno sentire. Draco non era particolarmente accaldato e così ci siamo goduti il leggera brezza di valle che muoveva lievemente le foglie degli alberi. Guardando l’altezza del sole era presumibile che avremmo avuto ancora un paio di ore al massimo di luce ed era quindi arrivato il momento di cercare una adeguata sistemazione per la notte. Gli ampi pascoli macchiati qua e la dai boschetti di faggi e frassini offrivano una vasta gamma di soluzioni a tal proposito. Così sono sceso da cavallo e ho allentato il sottopancia, continuando la ricerca a piedi, camminando davanti a Draco che mi seguiva serenamente. L’angolo che soddisfaceva maggiormente i nostri desideri l’abbiamo trovato sotto ad alcuni alberi di “avellane”, una specie di nocciole selvatiche che sembrava aspettassero solo il nostro arrivo. Riparata a nord da un folto cespuglio di rose selvatiche carico di frutti maturi, la nostra “camera all’albergo mille stelle” si affacciava verso la vallata, sul fondo della quale scorreva il fiume che ci ha tenuto compagnia per tutta la mattina. Si. Il posto era perfetto. Ci fermiamo e comincio a togliere i bagagli dalla groppa di Draco che già pregustava l’erba soffice e fresca del pascolo che lo attendeva. Appoggiata la sella a terra abbiamo preso ufficialmente possesso del posto. Mentre il mio fratellino mangiava contento, come di solito sono contenti tutti i cavalli quando mangiano senza che nessuno li disturbi, io ho cominciato a ripulire dai rami secchi e dalle pietre l’angolino che mi ero scelto per dormire. La notte cominciava ad abbracciare l’orizzonte e nel fondovalle si accendevano qua e là le luci dei paesi. Intanto che i miei occhi si abituavano lentamente all’oscurità incipiente, ciondolavo qua e la per raccogliere un po’ di pietre per farne un piccolo cerchio a poca distanza dalla sella. L’aria calda della sera addolciva i pensieri ma sapevamo entrambi che la notte, proprio nelle ore che precedono l’alba, sarebbe stata abbastanza fredda. Dopo aver pulito il piccolo spiazzo da ogni ramo, rametto e ramoscello secco, buttando ciò che trovavo all’interno del cerchio di pietre, ho cominciato a cercare della legna un po’ più consistente e a farne una piccola catasta. Il materiale necessario c’era tutto, così ho cominciato a sistemare dapprima i rametti e ramoscelli più piccoli incrociandoli uno sull’altro, subito sopra alcuni rametti di diametro leggermente più grosso. Al centro del tutto un po’ di erba secca avrebbe funto da innesco. Chiamo Draco, che nel frattempo si era totalmente dedicato alla “pastura”, gli infilo la cavezza e dopo averlo fatto bere ad una abbeveratoio per gli animali al pascolo, lo lego al tronco di un albero vicini alla sella condividendo una carota. Infilo una mano in una delle tasche delle bisacce e ne estraggo uno strumento utilissimo per chi ama la vita all’aria aperta: un accendino antivento. Il bosco era ormai quasi totalmente immerso nella notte e del giorno rimaneva unicamente un leggero chiarore che disegnava gli ultimi profili dei monti ad ovest. Do fuoco all’innesco e in breve nasce una fiamma che pian piano prende vita e robustezza, schegge di luce rimbalzano da un tronco ad una altro e scivolando tra l’intrigo dei rami, si perdono nel buio del bosco. Quel fuoco ci univa ancora una volta, ancora una volta due amici condividevano un sogno.

IN DUE SUL SENTIERO

“Hai sete?” – gli ho chiesto come avevo fatto molte altre volte dopo avergli pulito l’abbeveratoio, poi di solito seguitavo con un “…vai…” e a questo punto lui si avvicinava all’abbeveratoio e beveva tranquillamente. Questa volta era diverso, questa volta avevamo percorso più di 25 chilometri sotto il sole caldo di Agosto e ci stavamo dividendo quello che era rimasto di una bottiglia d’acqua che ci aveva accompagnato sin dall’alba sul lago sotto la fortezza di Sassocorvaro. Ormai la freschezza del lago era solo un ricordo lontano. Mi avevano assicurato che nella zona avrei trovato una fontana di acqua potabile con un abbeveratoio per gli animali al pascolo, ma non sapevo con esattezza dove fosse. Eravamo in cammino da diverse ore, il caldo cominciava a farsi sentire e l’idea di percorrere altra strada alla ricerca dell’acqua non faceva particolarmente piacere ne a me ne al mio “fratellino”. Anche se la quota e la presenza del bosco mitigavano un po’ il clima, i movimenti dell’erba lungo i pendii mi indicavano che si stavano staccando delle bolle di aria calda a causa dell’irraggiamento solare e che presto la temperatura sarebbe ulteriormente salita. Camminavo davanti al mio “fratellino” cercando di guardarmi intorno per scorgere un qualunque segno che potesse indicarmi la presenza di acqua, ma non riuscivo a scorgere niente di significante. Mentre risalgo in sella mi rivolgo nuovamente a Draco (questo è il nome che ho dato al mio fratellino a quattro zampe) dicendo “…hai sete eh…? Dai …vai …” e così, mentre io cominciavo a pensare ad una soluzione al problema dell’acqua, Draco mette il naso per aria, orecchie tese e passo deciso con l’aria di uno che sa quello che sta facendo. In quella situazione ogni direzione era pressoché equivalente e così ho lasciato che fosse Draco a decidere la strada. Mentre il sentiero in terra battuta oscillava pigramente tra i prati del crinale, le rocce e i boschetti di cerro segnavano il territorio tutto intorno e l’altopiano del monte Simone ritagliava il profilo del cielo, io continuavo a pensare ad un modo per riuscire a trovare l’acqua prima possibile! Ripensandoci ora credo che Draco in quel momento dicesse contrariato tra se e se: “…non si è mai visto un cavallo con un somaro sulle spalle…”! Per fortuna Draco continuava per la sua strada con la sua andatura lenta, cadenzata e decisa, senza farsi carico dei miei pensieri. Passo dopo passo il bosco si dirada e i cerri lasciano il posto ai cespugli di more, di rosa canina e di ginepro, e così dietro ad una curva, nascosto da un boschetto di noccioli, ci ritroviamo davanti ad uno spettacolo unico: un abbeveratoio pieno d’acqua fresca e gorgogliante in un caldo pomeriggio d’estate.